Francesca Forlini

Sogni. Quando si è piccoli, il mondo ci sembra un luogo così semplice. Ogni cosa è lì, a portata di mano. Tutto quel che basta per ottenerla, è desiderarla e poi sporgerci quel tanto necessario perché le nostre dita riescano ad afferrarla.

 

Crescendo, apriamo gli occhi a un mondo diverso. Se c'è una cosa che crescere in Italia in questo preciso momento storico mi ha insegnato, è forse proprio che il volere non basta. L'impegno non basta. Lo sforzo non basta. Perché quel cielo di carta sarà sempre troppo alto perché le nostre dita riescano ad afferrare anche la più piccola e la meno luminosa delle stelle.

 

Viviamo in un mondo in cui i sogni sono ad esclusivo appannaggio di pochi. Eppure esiste un posto magico in cui questa ricchezza è ancora alla portata di tutti.

 

Sono entrata per la prima volta in teatro quando ero ancora troppo piccola per conservarne un ricordo coerente. Scrivo 'sono entrata’, ma la definizione corretta è che a un certo punto della storia il teatro ha scelto di illuminare uno dei posti più cari ai miei genitori: la passeggiata del Gianicolo. Proprio lì, dal 1959, il teatro dei burattini intrattiene schiere di bambini e di bambine di ogni età. Tra di loro, nei lontani anni Sessanta, c’erano anche la mia mamma e il mio papà che portano ancora nel cuore la bellissima storia di Carlo e Agnese Piantadosi, storici fondatori del teatro.

 

Di quei pomeriggi assolati passati a rincorrere i piccioni e ad ascoltare estasiata le avventure di Pulcinella conservo ancora il senso di meraviglia che teneva i miei occhi incollati su quei burattini e su quello sfondo di cartapesta come se stessi osservando dei veri attori calcare la scena e il teatro avesse d’un tratto assunto la stessa tridimensionalità di un teatro vero. Il sole di giugno si affacciava a tratti tra le chiome, dando vita a dei giochi di luce che avrebbero fatto invidia a qualsiasi teatro al chiuso.

 

Chissà che non sia stato proprio il desiderio di provare di nuovo quel senso di meraviglia nel corso degli anni, a portarmi sempre più lontana dall’edificio teatrale e sempre più vicina al teatro della natura, l’unico posto in cui l’uomo è veramente libero di abbandonarsi alla magia dell’arte senza doversi preoccupare del metodo o del risultato, perché la regia ultima degli eventi spetta interamente all’elemento del non-umano.

 

Crescendo ho attraversato tanti teatri in tantissime parti diverse del mondo. Gran Bretagna, Irlanda, Francia, Repubblica Ceca, Romania, Polonia, Russia, Thailandia. Il teatro mi ha vista crescere da spettatrice a ricercatrice di bellezza. Mi sono laureata in Letteratura Inglese due volte, prima nel 2017 e poi nel 2019 sempre alla Sapienza di Roma, specializzandomi in drammaturgia britannica contemporanea, diventata poi negli anni un’autentica passione. Dal 2020, il mio focus di ricerca si è spostato sulla modalità site-specific, protagonista del mio percorso di ricerca come dottoranda presso l’Università di Roma Tre. Tra i motivi principali di questa scelta, c’è sicuramente il mio incontro con la Festa, con cui collaboro attivamente ormai dal 2018.

 

Ogni anno, per nove giorni ho il privilegio di potermi sedere sui ciottoli neri delle bellissime spiagge di Stromboli e di poter chiudere gli occhi e rivivere ancora quei momenti, immaginando che sia il Ponentino a intrecciarmi i capelli e i miei genitori a ridere e a commuoversi con il pubblico che sta assistendo alle meraviglie della Festa. Un sogno? O forse soltanto il mestiere più bello del mondo.