Cristiano Demurtas

Ho scoperto che quello che mi rendeva felice e che mi riusciva piuttosto naturale si chiamava teatro soltanto a 14 anni.

Vengo da un paese che è un po’ una “capitale di provincia”, luogo di villeggiatura di benestanti e artisti: Orbetello.

Nonostante il suo ruolo centrale del turismo italiano, la cultura e soprattutto il teatro scarseggiano.

Quando ho iniziato a seguire un corso di recitazione non ero appassionato di cinema, non avevo mai visto uno spettacolo dal vivo e se mi avessero chiesto cosa avesse scritto Shakespeare o Pirandello avrei alzato le spalle.

 

Tutto cambia a fine liceo, dopo la maturità.

Passo la stagione come cameriere in un ristorante sul mare e arrivati a settembre devo decidere cosa fare della mia vita.

Provo a entrare ad architettura, design e, così, tanto per, faccio il provino in un’accademia di arte drammatica a Roma. Nell’indecisione di sapere cosa fare, vinco tutti i bandi e decido di iniziare la mia carriera di teatrante.

Finalmente, nel 2013, vedo il mio primo spettacolo a teatro: Arlecchino servitor di due padroni, con Ferruccio Soleri.

Da qua vengo rapito da Roma, dal suo mondo di artisti scriteriati. Studio, leggo, mi impegno. Mi diplomo dopo 3 anni intensi con la consapevolezza di essere ancora al VIA.

Non soddisfatto dall’ambiente teatrale decido di dedicarmi allo studio della regia. Per non pagare altri soldi in finti workshop, decido di rendermi volontario (lo sarò, lo saremo per sempre) e di fare l’assistente ad alcuni registi che mi danno l’imprinting a questo mestiere: Lorenzo De Liberato, Alessandro Fabrizi, Stefano Patti, Luisa Merloni.

Fondo la mia compagnia, il Gruppo della Creta, in compagnia di 8 magnifici compagni di accademia.

Nel 2016 debutto alla regia con un lavoro sull’infanzia (come tema) dal titolo ‘o Princepino.

 

Continuo nei successivi anni a fare l’assistente alla regia. Alcuni di questi progetti mi portano fuori. In particolare Echoes diretto da Stefano Patti, con la quale ho la fortuna di partecipare all’Edinburgh Fringe Festival (2017), al Festival IN_scena di New York City, di andare in scena a Londra, Limerick, Milano, Roma, Firenze, Pordenone.

Nel 2017 decido che non mi basta quello che sto facendo e decido di riprendere la formazione.

La cosa che mi viene più naturale fare è social media managing. È buffo, perché le regole sono le stesse del teatro; la cosa che cambia è che c’è più pubblico!

Da qua capisco che “solo il regista” non è una cosa che mi appartiene e che nella vita voglio fare molto di più.

È così che incontro la realtà di Fluidonumero9 e la sua Festa di Teatro Eco Logico, diretta da Alessandro Fabrizi e Hossein Taheri. La mia figura trova grande sfogo nell’organizzazione. Da social media a regista, da comunicatore a curatore, la festa diventa casa, famiglia. Negli anni si è delineato un sempre più preciso intento, un metodo, una modalità che ho studiato, analizzato, e portato in discussione di tesi per la laurea in Arti e Scienze dello Spettacolo dal titolo “Per un teatro Eco Logico” (2019). 

Nello stesso periodo 2019/20, decidi di vivere all’estero. Passo un anno e mezzo a Londra dove imparo la lingua mentre lavoro.

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