🇮🇹 L'ultima notte

È l’ultima notte, a Stromboli.


Oggi pomeriggio all’anfiteatro abbiamo incontrato il pubblico con le nostre Variazioni da Piramo e Tisbe, com’è andato? Vabbè, qui posso dirlo: secondo me Iddu borbotta formule magiche.


Come in ogni incontro autentico niente credo sia andato come previsto.


Il sole si è fatto dispettoso rallentando la sua discesa, le foglie secche hanno brillato come stelle, il timido lenzuolo di una vergine si è tinto di rosso come il mantello di una guerriera, il dardo si è ritorto contro chi lo ha lanciato, il sangue di un amante è diventato dolce come gelso maturo, il veleno mortale ha dato vita al desiderio, la fuga ci ha ricondotti a noi stessi, ogni ostacolo si è rivelato possibilità.


Metamorfosi.


La dice lunga il fatto che alla fine ci siamo ritrovati, pubblico e attori, non si sa come, tutti sul palco, a stringerci le mani con il piacere di guardarci nei visi; visi sereni, luminosi e aperti allo scambio sincero, ad accogliere gli imprevisti, le occasioni, la vita.




Quindi… come è andato l’incontro? La Festa è riuscita.


E ora siamo qui, al buio.


La pasta con le sarde e il finocchietto, i gamberetti di nassa, i calamari ripieni, il totano alla piastra, gli involtini di pesce spada, la caponata, l’insalata eoliana, i dolcetti con la pasta di mandorle... A cena ci siamo trattati bene, per gioire di un piacere semplice come quello del palato ma anche per rendere onore a questa terra, a questo mare, a questi amici di Stromboli che ogni anno ci ospitano e ci trasformano.


Siamo usciti dal ristorante che è già tardi, Patrizia Menichelli (meravigliosa, adorata, super Patrizia Menichelli) ci invita a fare l’ultimo gioco per salutarci. Praticamente non abbiamo fatto altro che giochi in questi giorni, grazie alla sapienza di Patrizia, ad Alessandro Fabrizi (dolce, eroico nostro condottiero Ale Fabrizi) che ci ha dato protezione, alla squadra bellissima di quest’anno, ad un miscuglio di fattori che hanno reso l’atmosfera perfetta, il campo ideale.




Così ecco, per l’ultimo saluto, ci siamo infilati in questo giardino buio.


Ale dice di conoscere il proprietario della casa, ci prega di fare piano per non indispettirlo con la nostra intrusione. Facciamo piano sì, anche perché buio e silenzio sono sempre un bel punto di partenza. Patrizia ci consegna un fiammifero ciascuno, a turno lo accenderemo passandoci la scatolina su cui sfregarlo; per il tempo che durerà la fiamma, solo per quel piccolo tempo prezioso, potremo dire quale sia stato per noi il momento più bello di questi giorni, cosa ci porteremo via.


Ad uno ad uno vedo i visi dei miei compagni illuminarsi: Ale, Patrizia, Manuela, Sylvia, Laura, Ale Riceci, Alessio, Gabriele, Francesca, Amedeo, Ezio, Emme, Stefania, Marina, Cristiano, Selena, Susanna, Alessia, Pino.


La luce calda e tremolante mi rende i loro visi ancora più cari, a volte dura solo un lampo, il fiammifero lascia appena il tempo di dire un “Grazie”, o “Iddu”, “Mare”, “Stelle cadenti”, in alcuni casi quello di una bonaria imprecazione (ricorderemo tutti il “Cazzo che para!”) contro la pressione per la solennità del momento. Ridiamo. E se si può dire, ci commuoviamo pure, un po’.


Tocca me, sfrego il fiammifero, la mano a cucchiaio per proteggere la mia lucina.


Vorrei dire grazie alla natura di Stromboli per essere una così potente partner di scena; mi è stato chiesto se sia più facile recitare con lei, ma no, ma no, tutt’altro, semplicemente è più bello. È l’appuntamento continuo con il rischio, impossibile da guidare o programmare, se solo ci provi hai perso. E io forse perdo il 99% delle volte, ma quell’unica volta su cento, quando il suo desiderio diventa il mio e viceversa, come ci ha insegnato Manuela Cherubini (piccola, gigantesca Manu, alleata che non si risparmia mai), quando succede lo fai, lo fai, sembra un miracolo. E per questo credo sia giusto dire grazie.



Invece la mia voce inizia a parlare che io neanche me ne accorgo e dico “Grazie per l’altra sera”, dico grazie a Sylvia per il bagno di notte, dico grazie a Gabriele per avermi fatto tanto ridere, dico grazie al Riceci per quella canzone sotto le stelle. Dico grazie ai miei compagni per una cosa semplice: l’altra sera. Il fiammifero si è spento, in mano mi resta un piccolo spuntone contorto, ma va bene così.


Le farfalle nello stomaco mi dicono che va bene così.



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